Riccardo Bonvicini
Di cosa mi occupo
Per undici anni ho letto dichiarazioni dei redditi. Non quelle delle società, ma quelle delle persone: il quadro RL, la sezione delle altre entrate, dove finisce tutto ciò che il fisco italiano non sa dove collocare.
Il gioco d'azzardo l'ho incontrato lì, in fondo a un modello. Un signore di Vicenza aveva vinto quattromila euro su un sito con licenza di Curaçao e me li aveva portati in una cartellina di plastica, convinto di dover pagare qualcosa e senza sapere che cosa. Nessuno gliel'aveva spiegato. Il sito non lo dice, perché non è tenuto a dirlo, e chi recensisce quei siti parla di bonus.
Quella cartellina contiene il problema del settore. In Italia la tassazione di una vincita online non dipende da quanto hai vinto: dipende da dove è autorizzato l'operatore. Se ha una concessione ADM, la ritenuta è già applicata alla fonte e tu non dichiari niente. Se l'operatore è autorizzato in uno Stato dell'Unione europea o dello Spazio economico europeo, quella vincita non concorre a formare il reddito imponibile. Se è autorizzato altrove, la stessa somma diventa un reddito diverso, va nel rigo RL15 con il codice 89 e segue le aliquote ordinarie.
Tre esiti diversi per la stessa giocata. La differenza la decide una riga scritta in fondo alla home del casinò, quella che nessuno legge.
Per questo scrivo di licenze e non di bonus. Una licenza non è un bollino di qualità: è l'indirizzo fiscale di chi tiene i tuoi soldi in cassa.
Cosa non faccio
Una cosa non la faccio mai, e conviene dirla subito. Non dico a nessuno quanto deve pagare. Non conosco il vostro reddito complessivo, non ho visto i vostri estratti conto e non sono il vostro commercialista. Vi dico in quale riga guardare. La cifra la mette qualcun altro.
Non tratto una licenza come un indice di sicurezza, perché non lo è: la UK Gambling Commission è un regolatore severo e, sul piano fiscale italiano, sta esattamente dove sta Curaçao. Non descrivo un esito fiscale senza nominare la giurisdizione che lo produce. Non scrivo di bonus come se la percentuale annunciata fosse il numero interessante. E non presento l'asimmetria fiscale fra le giurisdizioni come un'opportunità di pianificazione o un modo di pagare meno, perché non è quello che è.
Non scrivo di cassa, di metodi di pagamento come specialità, né di velocità di prelievo misurata: sono cose che non ho testato e che non rientrano nel mio ambito. E dove compare l'autoesclusione, dico che cosa copre il registro e mi fermo. Chi si è escluso l'ha fatto per una ragione sua, e non è mio compito aiutarlo ad aggirarla.
Su cosa scrivo qui
- Il trattamento fiscale delle vincite conseguite presso operatori non concessionari, con il riferimento preciso al quadro e al rigo, e sempre con il rinvio a un commercialista.
- Il monitoraggio delle attività finanziarie detenute all'estero, il quadro RW, quando le somme non rientrano su un conto italiano.
- La distinzione fra giurisdizioni UE o SEE ed extra UE, e l'errore ricorrente sulle licenze britanniche e delle dipendenze della Corona dopo la Brexit.
- L'accorpamento di AAMS in ADM con il D.L. 95/2012 articolo 23-quater, e perché una sigla scomparsa nel 2012 possiede ancora la domanda di ricerca.
- Il RUA, il Registro Unico delle Autoesclusioni, nelle sue regole effettive e nei suoi limiti di perimetro.
Contatti e correzioni
Se in una delle mie pagine trovate un riferimento normativo sbagliato, un rigo indicato male o un'affermazione fiscale che non regge, scrivetelo: le correzioni su questi temi hanno la priorità su tutto il resto e vengono pubblicate con la data. L'indirizzo è nella pagina contatti. La metodologia con cui assegno i punteggi, e le tre cose che dichiaro di non misurare, sono in come valutiamo.